Scrivere una presentazione
ad un qualsiasi testo serve in primo luogo a delineare,
anche se concisamente, le circostanze e le motivazioni
profonde che ne hanno determinato la nascita,
nonché a puntualizzare le esigenze a cui il testo
stesso intende rispondere. Nel nostro caso specifico,
dunque, queste pagine di presentazione dovrebbero
illustrare la figura professionale che si pone
al tempo stesso come protagonista e destinatario
di questo libro, ovvero l'odontotecnico.
Per definire l'esatto
profilo professionale dell'odontotecnico, per
comprendere le contraddizioni e i compromessi
che ne hanno ostacolato e talvolta inquinato la
figura sociale, per tentare, infine, di intuire
quale ne potrà essere in futuro il ruolo e la
collaborazione nel mondo del lavoro specialistico,
occorre partire da lontano.è un itinerario
lungo e complesso che porta dall'antico banchetto
di barbiere - cavadenti fino all'attuale diploma
professionale rilasciato dal Ministero della Pubblica
Istruzione, un itinerario che purtroppo non è
possibile ricostruire in modo particolareggiato,
non almeno in questa sede. In Italia, comunque,
bisogna attendere il 1890 perché si arrivi alla
prima formale distinzione tra attività medica
e quella specifica dell'odontotecnico.
Il Regio Decreto 24 aprile
n. 6850 rendeva obbligatoria la laurea in medicina
e chirurgia per l'esercizio dell'odontoiatria,
ma il provvedimento rimase un atto sostanzialmente
formale, anche perché, pur stabilendo l'obbligatorietà
della laurea, non integrava di fatto la formazione
dei futuri laureati con specifiche nozioni odontoiatriche.
Il successivo Regio Decreto 3 febbraio 1901 n.
45, introdusse un compromesso, consentendo, anche
se in via transitoria, a chi già da quindici anni
esercitava "odontoiatria e protesi dentaria",
di continuare a farlo. Queste disposizioni transitorie
consentirono a circa 280 abusivi di trovare una
definitiva sistemazione giuridica. Evidentemente
in Italia, in quell'epoca la dentistica era praticata
soprattutto da "abusivi", una situazione
talmente estesa da meritare una sanatoria. In
realtà anziché diminuire, il fenomeno dell'abusivismo
ebbe una grave recrudescenza in tutto il paese,
per due ragioni, la scarsa esperienza dei primi
medici dentisti, che dovevano spesso affidarsi
ai consigli dei tecnici, e l'incremento della
domanda di assistenza.
Il Regio Decreto del
31 dicembre 1923 istitu"una scuola nazionale
in odontoiatria annessa all'Università di Roma
: era la nascita del dottorato in odontoiatria,
che non ha dunque origini recenti, come molti
potrebbero credere, ma che venne pensato e voluto
quasi settant'anni fa. Allora, però la sua fine
fu ingloriosa e proprio per merito di coloro che
avrebbero dovuto difenderlo. Il fallimento del
nuovo corso di studi favor"e fin"per
estendere ancora una volta la piaga dell'abusivismo.
Fino al termine della seconda guerra mondiale,
e forse anche oltre, si può dire, generalizzando,
che esistevano di fatto due forme distinte di
abusivismo. La prima non era apparente ed aveva
i crismi della più assoluta legalità: il medico
svolgeva di fatto solo funzioni di prestanome
nei confronti di un abusivo. La seconda forma
era quella rappresentata dalla nota figura di
abusivo, magari competente, ma a digiuno dei più
elementari concetti di medicina e chirurgia. L'odontotecnico
che lavorasse esclusivamente al "banchetto"
era una figura professionale molto rara. La maggior
parte dei tecnici - laboratoristi, vista la bassissima
capacità contrattuale e la palese sudditanza dalla
classe medica, era costretta a praticare prezzi
non remunerativi, cercando nell'abusivismo di
realizzare quei guadagni e quei riconoscimenti
che erano negati nell'esercizio ufficiale della
propria professione. Senza
temere di essere smentiti, possiamo dire che questa
situazione era ampiamente diffusa fino a 10-15
anni fa e altrettanto ampiamente tollerata dalla
classe medica, con risultati catastrofici per
l'odontotecnica e con una totale situazione di
ambiguità di cui la categoria paga ancora oggi
le conseguenze. Oggi, comunque, la situazione
è cambiata. L'odontotecnico è finalmente una professione
tecnico - sanitaria riconosciuta, è arte e mestiere,
una professione complessa, articolata, di estrema
importanza. Non è perciò una professione accessoria,
ma complementare e fondamentale per un esercizio
qualificato e totale dell'odontoiatria. Certamente
c'è ancora molto da fare, soprattutto sul piano
della formazione professionale.
Sotto questo aspetto,
per esempio, la tradizione di area tedesca, che
prevede dopo la scuola un triennio di tirocinio
pratico con un esame di idoneità finale, costituisce
forse il miglior baluardo contro il pressappochismo
e sgombra il campo da qualunque ipotesi di "mestiere
facile". C'è da augurarsi che le nuove disposizioni
comunitarie in materia riescano a portare serenità
e chiarezza, lasciando ai giovani diplomati certezze
e non illusioni, pericolose perché potrebbero
indurli a ricedere nell'abusivismo. è auspicabile
che la dignità professionale acquisita in tante
battaglie, con un travaglio spesso lacerante,
lasci il campo sgombro da ogni compromesso e che
fra le due categorie, odontoiatri e odontotecnici,
si instauri un rapporto di piena fiducia e di
reciproco rispetto che induca a considerare il
passato come storia e il futuro come certezza.
Oggi il laboratorio specializzato
in protesi ortodontiche si è conquistato un ruolo
fondamentale nel panorama ortodontico nazionale,
è dunque una realtà insostituibile, pur avendo
poco piu' di venti anni. Questo processo irreversibile
è sicuramente collegato alla rapida evoluzione
ortodontica che ha contrassegnato gli ultimi decenni,
a cui sicuramente hanno contribuito il larga misura
i tecnici Ortec.
Quando la nostra associazione
è stata fondata, nel lontano 1968, il nostro paese
stava appena scoprendo l'ortodonzia : eppure l'impegno
ed il lavoro degli associati hanno consentito
in poco più di un ventennio di realizzare l'obbiettivo
prioritario, promuovere la conoscenza delle nozioni
teorico - pratiche necessarie alla miglior preparazione
di apparecchi ortodontici. è sicuramente
una grande soddisfazione constatare che anche
a livello internazionale c'è ormai un generale
apprezzamento per la preparazione che i tecnici
Ortec hanno dimostrato in più occasioni e che
spesso tale apprezzamento si trasforma addirittura
in un giudizio di netta superiorità, proprio per
quel complesso di conoscenze, non esclusivamente
tecniche, che in Italia è alla base della professione.Questo
è il risultato di scelte culturali ben precise
dovute alla convinzione radicata che solo ampliando
il "sapere ortodontico" sarebbe stato
possibile raggiungere il fine a cui l'Ortec ha
dedicato in questi anni mezzi e uomini, vedere
cioè riconosciuti l'importanza e il valore di
una tecnica difficilissima, che presuppone non
solo nozioni, ma anche e soprattutto preparazione,
capacita... e conoscenze non comuni. Noi riteniamo,
infatti, che la costruzione di apparecchi ortodontici
non possa essere affidata alla improvvisazione,
al pressappochismo o ad una superficiale conoscenza
delle problematiche relative al manufatto ortodontico
Per la corretta esecuzione
di un apparecchio sono fondamentali alto livello
di preparazione tecnico - scientifica, professionalità
elevata, esperienza profonda. Il lavoro del tecnico
ortodontico è proiettato nel futuro, lavora su
un apparecchio che darà un certo risultato solo
nel tempo. Il suo lavoro potrà essere giudicato
solo dopo molti mesi, anche dopo un anno; deve
quindi essere affrontato con una forma mentis
particolare, con una preparazione ed una professionalità
specifiche. Il tecnico ortodontico, per esempio,
deve avere dimestichezza con quelli che sono diventati
oggi mezzi diagnostici indispensabili, come l'ortopantomografia
o i tracciati cefalometrici. Anche se non sarà
lui a formulare la diagnosi, deve in sostanza
essere in grado di integrare i principi filosofici
di una tecnica e di interpretare al meglio i dettami
delle varie discipline.L'Ortec è nata per merito
di pochi e lungimiranti pionieri, ma gli anni
trascorsi dalla sua nascita hanno segnato un'indiscutibile
crescita, quantitativa, ma soprattutto qualitativa:
oggi l'associazione e i suoi componenti si sentono
adulti, al punto di raccogliere questa sfida stimolante,
la produzione di un manuale di tecnica ortodontica,
che abbiano la presunzione di ritenere unico,
appunto per la sua specificità. La stesura definitiva
di queste pagine ha comportato la conoscenza e
la padronanza della produzione disciplinare a
livello internazionale, la raccolta e l'assemblaggio
dei numerosi contributi comparsi nelle occasioni
più disparate, conferenze, seminari, corsi di
aggiornamento, un lavoro che ha impegnato severamente
tutti i soci e che si è tradotto in nuove e stimolanti
occasioni di crescita.
Coordinare il lavoro di
molti, organizzare la massa non indifferente di
materiale non è certo stato facile, ma ci ha permesso
di raggiungere un obbiettivo fondamentale, offrire
strumenti indispensabili ai giovani tecnici che
si accostano a questa disciplina e fornire ai
professionisti il supporto di utili e chiare nozioni
tecniche. Un libro è una cosa importante, è un
segno dell'uomo nel tempo, un segno indelebile,
che testimonia la capacità, la cultura e la volontà
di chi lo ha prodotto e rende partecipi tutti
delle conoscenze e delle esperienze in esso contenute.
L'Ortec dedica questo suo libro alla memoria di
chi prematuramente ci ha lasciato, questo volume
è stato scritto anche da loro: l'esempio che ci
hanno trasmesso rafforza in noi la consapevolezza
dell'importanza del nostro lavoro, la certezza
di aver operato le scelte giuste e la volontà
di proseguire su questa strada anche negli anni
a venire.
REMO PALMIERI
Socio Ordinario ORTEC